L'IMPORTANZA DEL TIROCINIO IN UN PERCORSO DI FORMAZIONE

(Maria Emerenziana d'Ulisse)

Quello che ho potuto osservare nei quasi venticinque anni in cui ho ricoperto sia il ruolo di docente dell’area musicoterapica, sia quello di direttrice e/o responsabile della didattica nella scuola di Roma e in molte altre scuole d’Italia, gestite sia da enti pubblici che da associazioni private, è che il reale snodo per la formazione di un allievo e per il suo rapporto con il percorso di studio nel complesso, avviene al momento di svolgere la sua Esperienza Pratica sul Campo (EPC), una volta nota come tirocinio. 

Sento di poter affermare che, per quanto riguarda la situazione in Italia, aprire una scuola di musicoterapia, anche di buon livello, è impresa ardua, ma non impossibile, complicata, ma non irrealizzabile.

Con questo non vorrei mai sminuire il lavoro dei colleghi, e tantomeno il nostro, ma essendomi capitato di insegnare in molte scuola dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, ho riscontrato una generale capacità dei direttori e degli Enti ed Associazioni coinvolte di applicare un metodo valido, di rintracciare personale docente qualificato, di investire in seminari e giornate di formazione, il tutto sostenuto chiaramente dalla voglia di portare avanti progetti più o meno ambiziosi anche a seconda del territorio in cui si operava. 

E’ altrettanto vero, però, che per distinguere una buona scuola da una scuola di eccellenza non bisogna guardare solo alla didattica, ma porre l’accento sulla reale variabile indicativa che, a mio giudizio, è l’Esperienza Pratica sul Campo.

E’ proprio dalla consistenza e dallo spessore, sia a livello umano che a livello didattico, che questa esperienza riesce ad assumere che la scuola si potrà trovare o già si trova nel felice ruolo di formare musicoterapisti di qualità.

Solo offrendo ai nostri allievi la possibilità di misurarsi attivamente nella costruzione e gestione della relazione musicoterapica, potremo aiutare loro a formarsi e avere anche la possibilità di valutare realmente le loro competenze; una scuola, infatti, è tale solo se oltre ad insegnare, sia in grado di utilizzare strumenti di valutazione dei quali si deve assumente in toto la responsabilità.

L’EPC non può portare in dote quella calma, quella tranquillità e anche quella duttilità, che solo anni di lavoro permettono di coltivare prima e di affinare poi, ma deve porre il futuro musicoterapista nelle condizioni migliori per poter lavorare su se stesso, prima ancora che con il paziente, per far emergere quelle domande e far trovare anche quelle certezze che sono necessarie per apprendere e mantenere una corretta metodologia di lavoro. 

Questa parte della formazione nella Scuola di Formazione in Musicoterapia della Coop Oltre di Roma consta di 250 ore, di cui circa 180 di pratica e 70 ore di tutoring, ed è  articolata sul trattamento di almeno due casi o situazioni cliniche differenziate per ambito di intervento e patologie trattate. 

Vi è poi la possibilità per l’allievo di continuare il suo percorso di formazione nella struttura dove ha svolto l’ultimo segmento delle ore previste dal piano personale dell’EPC, ovviamente previo consulto con il direttore della scuola, andando oltre il monte ore obbligatorio. 

La parte pratica della formazione serve non solo ad acquisire ed inglobare informazioni, ma soprattutto a testare le capacità dell’allievo nel momento in cui si trova a diretto contatto con il paziente, favorendo la possibilità di aprire una riflessione personale su quali siano le sue aree di competenza più forti e quelle che invece necessitano ancora di essere rinforzate, aprendo quindi anche ai docente ulteriori finestre su cui poter intervenire.

Questa deve essere ritenuta un’esperienza, volta non tanto all’acquisizione di quella calma e proprietà dell’intervento musicoterapico che - come già detto - solo con gli anni e la pratica costante possono essere affinati, ma piuttosto allo scopo di orientarsi meglio e capire a fondo il senso della propria presenza nella relazione con il paziente in qualunque ambito essa si trovi ad essere realizzata.

In termini generali, l'allievo deve essere portato a conoscenza delle metodologie educative, didattiche e riabilitative proposte dall'equipe di lavoro, e non può compiere alcuna azione che contrasti con esse. L'allievo è tenuto altresì a rispettare le direttive di trattamento che ogni volta il musicoterapista trainer e/o l'équipe riabilitativa riterranno opportuno adottare.  

Le ore di pratica, che si definiscono anche “ore in presenza dell’utenza”, si articolano in tre fasi distante:

  • una prima fase di osservazione diretta non partecipe del musicoterapista trainer

  • una fase di affiancamento al trainer nel ruolo di coterapista

  • un’ultima fase in cui l’allievo può svolgere attivamente il ruolo di musicoterapista sotto la guida attenta e continua del trainer                                                                                                     

Per poter garantire che tutte le tre fasi vengano svolte al meglio, dall'osservazione all'intervento attivo, la Scuola Oltre prevede che l'EFC possa essere svolta in strutture sia interne alla cooperativa stessa, o semi-interne (strutture non gestite direttamente dalla cooperativa ma dove da tempo e con stabilità opera un musicoterapista formatosi nella nostra scuola e che abbia partecipato e continui a frequentare il gruppo di lavoro per la formazione dei trainer) o anche esterne, sotto una costante e specifica supervisione. 

Per monitorare l'evoluzione formativa dell'allievo, alla conclusione di ogni segmento dell’EPC, il musicoterapista trainer ha il compito di compilare due schede di valutazione (A e B) basate su punteggi descrittivi e feedback costruttivi per monitorare l’andamento del processo di crescita dell’allievo. Quella A è basata su elementi pratici legati al sapere e saper fare; quella B al saper essere che, in quanto tale, sarà unica per ogni allievo e valida per tutti i contesti di ECP. Se la scheda A va consegnata alla Segreteria della Scuola, quella B va consegnata sia all’allievo che alla Segreteria della Scuola.

Infine, in un'ottica generale paritaria, al  termine di ogni singola esperienza di EPC, ogni allievo ha anche l’obbligo di compilare una scheda di valutazione del proprio musicoterapista trainer.

Da tutto questo si può intuire facilmente quanto sia complessa la programmazione e la gestione da parte di una scuola di Mt della parte inerente l’EPC. Una grande difficoltà è data anche dal fatto che nella maggior parte delle situazioni che ho avuto modo di osservare, le scuole di Mt non hanno quasi mai un rapporto diretto con chi gestisce la realtà musicoterapica in cui l’allievo verrò inserito per lo svolgimento dell’EPC e spessissimo la prima riflessione di tanti giovani musicoterapisti che ho incontrato è stata quella di una grande sorpresa, non priva di delusione, per lo scollamento osservato tra quanto avevano appreso durante le ore di lezione e quanto osservato direttamente sul campo.

 

Cè ancora tanto da fare….

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